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Interviste a Professional Handlers |
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Mauro Perna: Rivarco whippets kennel exclusive handler Intervista pubblicata in esclusiva per SOH |

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1) Caro Mauro, innanzitutto complimenti per la professionalità che ti distingue sia nel ring che al di fuori, è una dote che molti apprezzano di te. Vuoi cominciare raccontandoci se la passione per i cani ti ha da accompagnato fin da piccolo o c’è stato un momento preciso in cui ti sei accorto di essere affetto questa grave “malattia”? Intanto vorrei ringraziarti per la gentile disponibilità nei miei confronti sul tuo splendido sito, era ora che qualcuno si occupasse di cinofilia “giovane” e moderna. Premetto che sono nato e cresciuto in una famiglia totalmente non cinofila dove gli animali venivano rispettati ma senza nessun tipo di passione o interesse intorno a loro. Ero il classico bambino che al calcio preferiva gli animali di plastica o i libri di natura, ho iniziato con roditori di ogni tipo, anfibi e piccoli rettili e poco dopo gatti di strada fino a quando ho comprato un persiano di razza che è morto però molto giovane per un incidente domestico, di cani non se ne parlava assolutamente. A 13 anni ero abbonato a Quattrozampe e Argos e la mia passione originaria per i cani cresceva a ritmo incontrollabile
3) Ricordi qual è stata la prima esposizione alla quale hai partecipato come spettatore? La nazionale di Cingoli nel Luglio del 1987, ho ancora il catalogo e ricordo il primo cinofilo che ho conosciuto il grande e recentemente defunto Vitaliano Cattabiani dei borzoi di Roccabarbara, che classe, che stile e che carisma che aveva!
4) E come espositore? Ho iniziato ad accompagnare Gaetano alle prime expo nel 1991 e nel 1992 mi ha regalato la mia prima whippet che è morta recentemente a 17 anni. Nel 1994 sono andato per la prima volta negli Usa in California a lavorare per Mary Dukes, handler e allevatrice di whippet col famoso affisso Delacreme, poi nel 1996 il mio amico Flavio Werneck, un famossisimo handler brasiliano, mi ha introdotto alla famiglia Butt titolari del mitico allevamento Sportingfields, con loro ho trascorso l'estate dei tre anni successivi e tramite loro ho importato in Italia alcuni soggetti, fra i primi d'allevamento americano ad essere esposti in Europa. A marzo di quest'anno penso di aver presentato il mio centesimo whippet!
6) Uno – o una – al quale ti sei affezionato in modo particolare? Con grosso affetto ricordo Ch. Rivarco Velvet Voice di proprietà della mia amica di sempre Daniela Sorlini. Con Velvet ho praticamente vinto la riserva di BIS al Collare d’Oro nel 2002, quell’anno ero arrivato in finale con due whippet diversi e nell'ultimo giro ho dato Velvet a Roberto poiché l’altro cane, un maschio,era giovane e inesperto…Inoltre con lei ho vinto la Ris. CC a Crufts nel 2002. Era una cagna dal carattere esplosivo quasi umana e non mi ha mai tradito nel ring nemmeno una volta, purtroppo è tragicamente morta di parto nell’estate del 2003.
7) Alcuni affermano che il whippet è una razza complicata da esporre a causa della sua silhouette, della linea della dorsale, della necessità di un piazzamento perfetto e un movimento sciolto, altri invece la ritengono molto facile perché non ha necessità di preparazione del pelo, non deve mostrarsi in attenzione, non ha un carattere difficile ecc... ma chi meglio di te può dirci chi ha ragione e chi torto! Al di la dei casi singoli è una razza generalmente portata al ring? I whippet sono probabilmente i meno puri fra i levrieri e proprio per la mescolanza di razze (con terrier e segugi) hanno un carattere più estroverso e duttile degli altri cani del loro gruppo, è altrettanto vero però che la loro silhouette è cambiata svariate volte negli ultimi 60 anni e ha sempre creato nei giudici e a dire il vero anche fra gli allevatori enormi discordanze su quale fosse il tipo giusto o sbagliato. Avendo presentato molte altre razze mi accorgo sempre come una grossa classe di whippet possa gettare il giudice non esperto nel panico e comunque è vero è una razza molto difficile da presentare, ho visto anche gli handler più famosi in varie parti del mondo “maneggiare” un whippet in maniera impacciata magari rendendoli più brutti di quello che realmente erano. In Usa sono ossessionati dal “bait” e le orecchie portate in attenzione (semierette a rosa), a me personalmente piace e penso di aver importato da oltreoceano questa usanza in Europa nella mia razza, la cosa però non deve costituire un obbligo e un cane che non vuole farlo è totalmente giustificabile… sono pur sempre levrieri...
9) Quanto, in una razza priva di gooming, la presentazione influisce sul risultato di un cane e quanto non dovrebbe influire? La forma fisica e la presentazione nei cani asciutti a pelo corto gioca ovviamente una parte preponderante nel risultato, lo so che non dovrebbe essere così ma l’aspetto generale può veramente essere danneggiato da una presentazione sbagliata. Per alcuni l’ossessione è il pelo e il grooming per me è sempre stata la forma fisica, i levrieri in viaggio bevono molto poco e se un whippet mangia con difficoltà o malvolentieri può voler dire avere nel ring un cane insignificante e al contrario se è troppo grasso, perde totalmente l’aspetto elegante. La sera prima dei concorsi quasi conto le crocchette da dargli, inoltre mi assicuro che possano “sgranchirsi” le gambe il più possibile.
10) Dopo aver esposto per anni in diversi stati, ti sei fatto un’idea di quali di questi vantano un maggior livello di allevamento della razza whippet e di tutte le razze in generale? Cinofilmente parlando sono sempre stato un grande fan degli Usa e dei paesi scandinavi, non per altro io mi sono diretto ai whippet americani in periodi in cui i cani d’oltreoceano erano ancora considerati come degli esagerati mini greyhounds. Al momento penso che nella mia razza gli Usa siano in un momento di stasi, alcuni vecchi allevatori non sono più molto attivi e molti dei nuovi sembrano stiano ancora prendendo le misure. Al contrario in UK che è notoriamente la patria della razza dopo più di dieci anni di periodo incerto in cui vedere a Crufts quasi 400 whippet lasciava di solito l’amaro in bocca stanno ora lavorando con sangue nuovo che ha dato vita ad una nuova generazione molto interessante. E’ comunque da sottolineare che i whippet italiani sono fra i più rispettati e “temuti” in tutta Europa. Per quanto riguarda tutte le altre razze io sono molto sorpreso e incuriosito dal fenomeno “est Europa”, sono determinati ed entusiasti come lo eravamo noi dei paesi del sud Europa 20 anni fa, loro in questo momento hanno molto da investire nella cinofilia che è in parte uno status simbol e nei loro paesi sono leggermente più liberi da leggi e restrizioni in materia canina il che rende molto più facile fare prodotti ed esperimenti. Penso che anche in materia di tutela del benessere canino abbiano fatto passi da gigante.
12) A quale vittoria associ l’emozione più grande? Tanti anzi tantissimi sono stati i bei momenti, la nostra incredibile vittoria a Crufts nel 2002, CC nei maschi e res. CC nelle femmine, la prima volta nella storia della razza che degli stranieri osavano battere i mostri sacri nel loro tempio per eccellenza. Gli inglesi la presero in un primo momento molto male ma è servito a fargli capire che era ora di guardarsi intorno, il nostro maschio è tornato in UK dopo pochi mesi, ha finito il campionato nel tempo record di tre show ed è rimasto li come uno dei più richiesti stalloni. Oltre a tutte le mondiali e raduni vinti personalmente ricorderò per sempre il BIS di Arwen a Milano su 3000 cani, nel 1991 andai come spettatore per la prima volta marinando la scuola, tutti i grossi espositori mi sembravano allora come delle divinità e 17 anni dopo a 32 anni ho vinto io il Best con un mio cane.
13) La Cinofilia è veramente cambiata come raccontano gli allevatori? Io ora ho 33 anni ma posso dire di essere cresciuto a cavallo di due importanti epoche cinofile, quella di vecchio stampo fino a metà degli anni novanta e quella frenetica e proiettata al futuro di ora. Penso che l’attenzione al rispetto del cane sia enormemente migliorata in confronto ad una volta e la professionalità nella presentazione dei cani in Italia non ha nulla da invidiare a nessun altro paese europeo. Purtroppo però l’aumento del numero di expo, le “doppiette” nello stesso week end e l’assegnazione a status di Internazionale a esposizioni che non meriterebbero nemmeno quello di locale ha impoverito oltre che numericamente anche qualitativamente i ring italiani. Sono molto preoccupato anche dal numero impressionante di nuovi giudici multi-gruppo che vengono sempre più spesso promossi, dopo 18 anni nei ring ogni volta che sento che le mie razze vengono giudicate da nomi italiani dei quali non ho la più pallida idea di chi siano mi scoraggio e preferisco esporre all’estero. Inoltre al giorno d'oggi è consuetudine nascere “imparati” nel senso che dopo un anno di esposizioni tutti diventano dei luminari esperti che conoscono pregi e difetti di tutte le razze, la cosa peggiore poi è sentirli sentenziare sull'operato di allevatori che sono in attività da 15-30 anni, è veramente deprimente...
15) Infine, ti lascio carta bianca: hai qualche parola da dire a cinofili vecchi e nuovi? Qualcuno da ricordare e/o ringraziare? Le persone da ringraziare sono moltissime soprattuto quelle che hanno fatto parte del team Rivarco negli anni, tutti coloro che hanno creduto in me, Gaetano in particolare modo e le persone non cinofile che hanno sopportato da sempre la mia mania. A tutti i cinofili mi sento invece di dire che per quanto la cinofilia possa essere per alcuni un'ossessione, una malattia, un lavoro vero e proprio o addirittura una ragione di vita che nulla di tutto ciò ha senso senza l'amore e il rispetto per il cane singolo, quindi prima di tutto... divertitevi col vostro cane!
Grazie per le preziosi parole!
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