Come fare di un campione, un campione "speciale"

di Roberta Semenzato

 

 

     Esposizioni

 

Purtroppo col passare del tempo vari fattori hanno fatto si che il titolo di “campione” venga assegnato non più solo a quel soggetto che nella razza spicca in eccellenza, ma per un buon numero di casi, a cani il cui valore è nella media. Magari questi buoni soggetti hanno concluso in breve tempo (anche in due soli giorni) il titolo di campionato in una esposizione, laddove magari la concorrenza non era rilevante, o senza mai passare tramite il giudizio di specialisti. Negli esempi di carriere “normali” brilla la totale mancanza da parte del proprietario/allevatore dell’interesse ultimo delle esposizioni, quali giudizi di persone qualificate e confronto con altri allevatori.

Per tale ragioni diventa necessario per far emergere l’alto livello di un cane, non nell’intento di fargli concludere uno o più campionati in se e per se, ma diviene importante agire in modi e tempi giusti per fare del proprio campione un campione “speciale”.

A tale proposito cito ciò che Lisa Leavalle, allevatrice statunitense di setter inglesi (Melwood k.), scrisse in poche ma essenziali parole che prima di tutto non ogni campione può diventare un campione “speciale”.
Secondo: dovete decidere cosa intendete voi per “speciale”. Alcuni sostengono che basti qualche piazzamento nel raggruppamento, altri sono convinti che il cane debba essere il numero uno nella sua razza (ma cosa si intenderà poi per numero uno?). A questo punto se siete interessati a far diventare il vostro cane un “campione speciale” dovrete decidere quanti soldi e quanto tempo siete disposti a spendere per farlo salire ai vertici dei nomi che contano. Esporrete da voi il cane o vi affiderete ad un handler? Quante esposizioni farà? Il cane dovrà innanzitutto essere un eccellente esponente della sua razza e non solo, dovrà inoltre avere una grande attitudine al ring e dovrà saper sopportare – nel caso decidiate di raggiungere il titolo di “top” – lo stress dovuto ad una lunga serie di esposizioni consecutive. Ovviamente il pelo e le condizioni fisiche dovranno essere sempre super e per questo saranno necessari anche addestramento e una indiscussa cura del mantello. Ultimo fattore ma non secondario. dovrete voi essere in grado di lasciar scivolare le pesanti critiche che arriveranno, perché insieme ai complimenti, anche quelle non tarderanno ad arrivare in quantità, soprattutto se il management del vostro campione sarà stato ottimale!

Come gestire quindi la carriera di un campione per renderlo speciale?
Ci sono innanzitutto delle strategie da attuare:

Strategia A: far fare al cane pochissime uscite, mirate, possibilmente in esposizioni di alto livello (speciali, raduni, esposizioni giudicate da specialisti) o con alti numeri (grandi internazionali, europee, mondiali, eventi).

Strategia B: esporre il cane più volte possibile, privilegiando esposizioni con grande visibilità e nelle quali sono presenti sia giudici nazionali che internazionali. Una volta concluso un anno da top nel paese di residenza del cane, cominciare a gestire le uscite al di fuori del paese per brevi ma importanti apparizioni o per accumulare titoli di campionato e risultati.

Le due strategie non si possono attuare totalmente in contemporanea, ma un cane che viene esposto ogni week end perché punta al titolo di Top Dog, può anche permettersi qualche pausa dai ring internazionali concedendosi solo importanti apparizioni sotto il giudizio di esperti e sotto gli occhi di grandi allevatori.

Ovvio che la strategia andrà scelta – come precedentemente spiegato - anche in base alle caratteristiche psico-fisiche del cane, al tempo ed al budget disponibile.

Gli obiettivi andranno scelti in base alla strategia che vorremo e potremo attuare:

 

Obbiettivo A: far conoscere il nostro campione speciale a livello nazionale, europeo o mondiale tra gli amanti della razza quali allevatori, giudici specialisti ed appassionati.
Obiettivo B: far conoscere il nostro campione speciale alla cinofilia del proprio paese per farlo salire di notorietà non solo quindi tra i conoscitori della razza, quanto tra la classe giudicante ed il mondo espositivo in generale

Strategie ed obiettivi diversi porteranno anche a diversi risultati: chi seguirà i primi (soggetto esposto poche volte ad eventi d’elite) potrebbe diventare un cane importante per la razza all’interno della nicchia già esistente come prodotto di una selezione importante o come soggetto consigliato per la riproduzione. Chi invece sceglierà la strategia e l’obbiettivo B potrebbe anche non avere un grande riscontro a livello di allevatori (dovuto alla mancanza di importanti confronti) ma potrebbe avere comunque un buon riscontro per quanto riguarda la visibilità sia del soggetto singolo che della razza.

Roberta Semenzato e una siberian husky nel ring d'onore